Approfondimento implantologia

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A cura del Dr. Alberto Mazzocchi

Che cosa è un impianto dentale?
E' una vite o un cilindro cavo con superficie liscia o filettata che viene introdotta nell’osso alveolare per sostituire radici dentarie. L’intervento, eseguito da un chirurgo orale o da un parodontologo (lo specialista nella cura delle gengive), richiede una tecnica molto precisa e delicata che può essere eseguita anche nell’ambulatorio odontoiatrico, nei casi più semplici, o in cliniche specializzate nei casi più complessi. La vite, essendo cava, permette l’avvitamento o la cementazione di perni su cui possono essere costruite corone (cioè la parte masticante) dentarie.

Nella maggioranza dei casi l’intervento d’implantologia richiede due fasi. Nella prima l’impianto viene introdotto nell’osso alveolare e lasciato “a riposo”, cioè non caricato da una protesi dentaria. Nella seconda, dopo 3-6 mesi, l’impianto viene scoperto nella porzione più vicina al margine masticatorio e viene ricostruito con un perno su cui la corona dentale definitiva viene cementata.

Gli impianti sono tutti uguali?
No, variano di forma ( vite , cono, cilindro ecc.), larghezza ( in genere vanno dai 3.3 ai 5.7 mm), lunghezza (dai 9 ai 17 mm) e materiali (titanio puro, idrossiapatite di calcio). A seconda della quantità di osso alveolare presente nella bocca si scelgono impianti più o meno lunghi o larghi. Ovviamente non è sempre possibile introdurre impianti della massima lunghezza o larghezza. Per questo le varie forme e le varie dimensioni servono ad adattarsi alle condizioni specifiche di ogni paziente.

Implantologia: che garanzia danno gli impianti?
Tutte le pratiche chirurgiche hanno delle percentuali d’insuccesso, non sempre attribuibili all’operatore. Situazioni ossee locali possono determinare l’insuccesso dell’impianto, sebbene la percentuale di tali insuccessi sia estremamente bassa quando l’intervento venga eseguito correttamente ( intorno al 5 %). Gli studi svedesi a lungo termine danno una sopravvivenza del 90% degli impianti introdotti nella mandibola dopo 10 anni, e del 85% per quelli introdotti nell’osso mascellare.

Esistono delle controindicazioni per gli impianti?
Sì. Ci sono controindicazioni di natura generale (diabete non compensato, malattie epatiche, irradiazione ossea, alcoolismo, fumo), ma sono soprattutto quelle di natura locale a sconsigliare l’intervento. Ad esempio l’atrofia ossea può non consentire uno spazio sufficiente per introdurre l’impianto della minor lunghezza. Tali situazioni sono caratteristiche delle zone ossee posteriori , sia nel mascellare superiore, dove la presenza di un’ampia cavità come il seno mascellare, riduce la quantità verticale di osso, o nella mandibola, dove il decorso del nervo alveolare, può risultare più superficiale e quindi esporre a rischi di parestesie (perdite parziali temporanee di sensibilità) o addirittura anestesie (perdite totali di sensibilità) permanenti del nervo.

Chi esegue il lavoro d’implantologia?
Normalmente l’intervento d’introduzione dell’impianto nell’osso è effettuato da un chirurgo orale o da un parodontologo o da un chirurgo maxillo facciale. Il chirurgo valuta le condizioni cliniche dei tessuti mucosi, la situazione ossea eseguendo radiografie e la situazione di salute generale del paziente. Di solito una radiografia ortopantomografica è sufficiente per determinare le caratteristiche dell’osso. In alcuni casi però, le condizioni locali possono richiedere l’esecuzione di esami più accurati come TAC (tomografia assiale computerizzata) o teleradiografie laterali del cranio.

La ricostruzione dell’impianto, dopo la sua guarigione, è invece effettuata da un protesista, ovvero un dentista specializzato nella ricostruzione dentale mediante corone in metallo o ceramica o mediante protesi mobili in resina, ancorate agli impianti. Il chirurgo e il protesista lavorano sempre in team, decidendo se e quali impianti sono congrui per il paziente.