I farmaci omeopatici

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A cura del Dr. Alberto Mazzocchi

La ricerca omeopatica si basa su una lunga serie di sperimentazioni. I rimedi omeopatici vengono prima sperimentati su volontari sani per verificare i sintomi che tali rimedi possono procurare. Questi sintomi vengono rilevati e raccolti nella Materia Medica, ovvero la guida che indirizzerà la terapia per la cura del malato.

I sintomi del malato vengono infatti confrontati con quelli descritti nella Materia per evidenziare quale rimedio sia in grado di dare il quadro sintomatologico manifestato dal malato.

Secondo i principi dell'omeopatia, ogni organismo possiede dentro di sé il potere di controllare la malattia. Gli antichi chiamavano questo fenomeno Vis Medicatrix Naturae.

Questa capacità varia in funzione della forza vitale dell'organismo. Come dice Sankaran, la malattia rappresenta un calo o uno squilibrio nella forza vitale della persona. I sintomi sono solo il riflesso di un disturbo di questa forza. Per questo motivo la medicina omeopatica non si propone di eliminare batteri virus o altri agenti infettivi, quanto di riequilibrare la forza vitale della persona facendo s“ che recuperi la sua capacità di autoguarigione.

I rimedi omeopatici vengono prodotti, partendo dai materiali di base animale, vegetale e minerale, con metodi di diluizione suddivisi in 3 gruppi:

1) Diluizione Hahnemanniana
2) Diluizione Korsakoviana
3) Flusso continuo

Diluizione Hahnemanniana

Con questa metodica la sostanza di base viene diluita in un veicolo per lo più liquido (o solido) mediante un rapporto 1:10 (diluizione decimale) indicato dalle lettere D, DH, X, XH oppure mediante un rapporto 1:100 (diluizione centesimale) indicato dalle lettere C o CH.

Per le diluizioni liquide si utilizza l'alcool a 70% V/V. Si prepara una serie di contenitori di vetro in numero pari alle diluizione da ottenere. Nel primo contenitore si immettono 99 parti in volume (ml) del liquido veicolo e 1 parte in peso (1g) della sostanza omeopatica. Si imprimono 100 movimenti di succussioni (scuotimento) alla soluzione (fase chiamata dinamizzazione) e si ottiene la prima diluizione centesimale 1CH. Si prende una parte in volume (ml) di questa soluzione e la si mette nel secondo contenitore dove sono presenti già 99 parti in volume del liquido veicolo. La soluzione viene di nuovo dinamizzata mediante successione e si ottiene la seconda diluizione centesimale (2CH). Proseguendo nel medesimo modo si ottengono le diluizioni successive. Per le diluizioni decimali si lavora in modo analogo con rapporto 1:10.

Per le diluizioni solide (triturazioni omeopatiche) viene utilizzato come veicolo solido il lattosio. In un mortaio si polverizza finemente 1 parte in peso della sostanza omeopatica e si aggiungono poco a poco 99 parti di lattosio, ottenendo la prima centesimale (1CH). Analogamente si procede con la seconda decimale (aggiungendo ad 1 parte del composto 99 parti di lattosio) e per la terza centesimale. Oltre la 3CH qualsiasi materiale omeopatico viene ritenuto solubile.

Infine esiste un'ulteriore preparazione descritta da Hahnemann, definita diluizione cinquanta millesimali, indicata con la sigla LM. Il procedimento è più complesso rispetto a quello delle preparazioni decimali o centesimali, in quanto prevede la preparazione di una Soluzione Madre (composta da una sostanza omeopatica base a 3CH sciolta in 50ml di soluzione di alcool a 90¡ e 4 parti di acqua distillata) che viene versata in un flacone contente 99 gocce di alcool a 70¡. A questo composto (che possiede un rapporto 1:100 ) vengono impresse 100 succussioni, ottenendo la LM 0/1. Impregnando 500 globuli con 1 goccia di questa soluzione (1:500), si prende uno di questi globuli e lo si scioglie in una goccia di acqua distillata a cui si aggiungono 2ml di alcool 70%. Si dinamizza e si ottiene la diluizione LM 0/2.

Diluizioni Korsakoviane

Il metodo prende il nome dal medico dello zar Nicola I, N. Korsakoff che durante le campagne di guerra non disponendo delle sequenze di flaconi per operare le diluizioni hahnemanniane, utilizzò un solo recipiente. La diluizione del materiale di base (1:100) viene fatta in un unico recipiente mediante aggiunta, agitazione e svuotamento del solvente, stimando che la quantità di soluzione, che rimane sulle pareti del recipiente, rappresenti 1/100 del volume preesistente.

Le diluizioni ottenute con siffatta metodica vengono indicate dalla lettera K (ad es. 5K, 200K ecc.) arrivando fino alla 1000 (MK) e alla 10 000 (XMK). A causa dell'adesione delle molecole di solvente alle pareti del recipiente non c'è mai una reale scomparsa delle molecole della sostanza di partenza. Per questo motivo le diluizione K non possono essere equiparate a quelle centesimali CH. Generalmente si accetta che la diluizione 5CH equivalga a una 200K e la 9CH a una 1000K.

Diluizioni a flusso continuo

Metodo usato per le diluizioni molto elevate riducendo i tempi necessari alla loro preparazione. Si ottengono aggiungendo il diluente (acqua) in un recipiente munito di agitatore meccanico nel quale è presente la soluzione da diluire. Il volume di liquido che entra fuoriesce nella stessa quantità dal recipiente. Risulta intuitivo che questo metodo produce diluizioni che non possono essere correlate né alle hahnemanniane, né alle korsakoviane.

Che cos'è la dinamizzazione

Per dinamizzazione del rimedio s'intende un processo non ancora ben compreso appieno che potrebbe essere determinato da campi elettrici o forze di superficie. Trae origine da una sperimentazione di Hahnemann, che aveva notato un fatto curioso: attraverso un procedimento di diluizione sempre maggiore, il medicamento diventa più potente, ma anche più innocuo, privo cioè dei cosiddetti effetti collaterali che tutti i farmaci allopatici possiedono.

Tale affermazione venne confermata in tempi più recenti dalla legge di Arndt e Schultz che stabilisce la Legge dell'inversione dell'effetto di una sostanza a seconda della dose. Va ricordato che nel 1984 Aubin, studiando l'azione della aconitina sul cuore di animale, constatò che usando concentrazioni di aconitina alla 1.10 ö5 otteneva un effetto tachicardico, mentre con concentrazioni dello stesso farmaco a 1.10 ö7 aveva un effetto bradicardico.

Proprio negli ultimi anni, due ricercatori, Samal e Geckler, con un articolo sulla rivista scientifica Chemical Communication descrivono un esperimento che rafforza la teoria omeopatica. Le molecole di carbonio sciolte in acqua non solo non si disperdono quando si raggiungono le altissime diluizioni (oltre il numero di Avogadro), ma si aggregano in gruppi sempre più grandi. Secondo le regole della chimica, infatti, ci si aspettava che le molecole di sale si disperdessero nell'acqua. Al contrario, man mano che veniva aggiunta acqua, esse andavano aggregandosi in masse sempre più consistenti.

Le dinamizzazioni impiegate in omeopatia vanno dalla tintura madre alla milionesima potenza. Una diluizione 6CH corrisponde ad una goccia di sostanza in 100 miliardi di gocce (10^12).

Probabilmente, il processo di dinamizzazione libera l'energia accumulata nella sostanza. Grazie a questo processo, sostanze inerti come la sabbia (Silicea) o il guscio di Ostrica (Calcarea) possono essere utilizzate come una potente medicina.