Terapia chirurgica delle malformazioni
Quando si parla di armonia della bocca e quindi del sorriso, occorre sempre pensare che i denti sono inseriti su due ossa: il mascellare superiore e il mascellare inferiore o mandibola.
Se le due ossa non crescono in un rapporto armonico, possono condizionare la corretta posizione dei denti o addirittura provocare un grave difetto estetico configurando il quadro di una malformazione ossea. Quest’ultimo termine abbraccia numerose patologie, da quelle più gravi in cui le ossa si sviluppano parzialmente o in eccesso a quelle meno gravi in cui si sviluppano correttamente, ma con un rapporto reciproco errato.
Nel primo gruppo sono comprese le patologie per lo più su base ereditaria o congenita come la labiopalatoschisi (mancata unione delle ossa palatali, mascellari e alveolari), la sindrome di Crouzon, la sindrome di Pierre Robin e tutte i difetti di crescita ossea che fortunatamente rivestono una percentuale molto rara tra i neonati. Tali malformazioni vengono solitamente trattate in centri ospedalieri specializzati e seguite per tutto il periodo della crescita.
Nel secondo gruppo invece si trovano le situazioni più comuni di malposizione ossea che vengono anche definite seconde classi scheletriche e terze classi scheletriche. La definizione si basa su parametri ossei studiati sulle radiografie mediante l’esame cefalometrico, secondo i quali vengono indicati come seconde classi i casi con un maggior sviluppo del mascellare superiore rispetto all’inferiore e terze classi quelle con uno sviluppo maggiore della mandibola rispetto al mascellare. Implicita nella definizione è la constatazione che tale squilibrio può dipendere da un eccesso di crescita di un osso mascellare, ma anche da un difetto di crescita dell’osso antagonista.
Se durante la crescita del bambino e dell’adolescente è possibile, con adeguate terapie ortodontiche, intervenire sulla crescita ossea, stimolando la zona ossea carente o inibendo quella in eccesso, dopo la maturità scheletrica, cioè circa dopo i 17-19 anni di età, la terapia delle malformazioni ossee mascellari può essere quasi esclusivamente di tipo chirurgico.
La chirurgia che si occupa delle ossa mascellari vien definita chirurgia ortognatica. I primi interventi sono cominciati negli anni ’60 con lo sviluppo della chirurgia maxillo facciale, una specialità che si è staccata dalla chirurgia generica per le peculiarità del campo operatorio, mostrando buoni risultati chirurgici, ma scarsi successi sul ripristino di una corretta masticazione. I rapporti tra le ossa mascellari infatti devono tener presente la posizione dei denti. Nelle malformazioni ossee è sempre presente anche una malposizione dentale che va corretta prima di intraprendere la cura chirurgica e perfezionata dopo l’operazione. Per questo motivo negli anni ’80 e soprattutto negli anni ’90 si è ribadita la necessità di intraprendere manovre chirurgiche sulle ossa mascellari solo dopo aver predisposto le arcate dentarie all’operazione. Il paziente, che dovrà sottoporsi ad una cura chirurgica, deve prima cominciare un trattamento ortodontico ( per lo più con apparecchi fissi) di preparazione all’intervento. Le arcate dentarie verranno allineate e predisposte alla posizione che avranno dopo che le ossa saranno posizionate correttamente dal chirurgo. Si parla di un trattamento ortodontico-chirurgico in cui è fondamentale la coordinazione dell’ortodontista (lo specialista nelle cure con apparecchi ortodontici) con il chirurgo maxillo facciale.
Va ricordato che gli interventi di chirurgia ortognatica prevedono prevalentemente un accesso intraorale (quindi nessuna cicatrice visibile all’esterno), una resezione delle ossa monomascellare o combinata ( sia sulla mandibola che sul mascellare superiore) e un’immobilizzazione mediante mini-placche interne accompagnata da un bloccaggio delle arcate dentarie di qualche giorno. Quest’ultima procedura, che consiste nel legare le arcate dentarie fra di loro in modo da impedire qualsiasi movimento di apertura della bocca, grazie all’avvento delle mini-placche, vien mantenuta solo per pochi giorni (3-7 giorni), potendo essere in seguito sostituita da un bloccaggio elastico che permette i movimenti di masticazione.
Dopo l’intervento chirurgico è necessario mantenere per qualche mese ancora l’apparecchio ortodontico per perfezionare e stabilizzare la posizione dei denti in rapporto alla nuova situazione della ossa mascellari. Volendo quantificare i tempi di cura necessari alla correzione di una malposizione ossea, occorre prevedere circa un paio d’anni di trattamento ortodontico durante i quali viene anche eseguito l’intervento chirurgico.




